Erano le 12,30 e si sono presentati un paio di amici a portare un quadro che avevo ordinato, li ho invitati a pranzo e, orrore, mi sono accorta che il frigo era mezzo vuoto. Sarei dovuta andare a fare la spesa quel pomeriggio, in effetti. Nel mio frigo e nella mia dispensa si possono sempre trovare una serie di ingredienti salvacuoca, anche questa volta mi è andata bene. C'erano degli gnocchetti pronti, di una qualità sopraffina, ammetto, messi sotto vuoto, un po' di burro e del prezzemolo. Ho aperto la dispensa, et voilà è nato questo piattino. C'erano anche dei pomodori e delle cipolle, ne ho fatto un'insalata con capperi e olive. Mi raccomando, come tutte le ricette semplici gli ingredienti devono essere di gran qualità. Soprattutto il curry.
750 g di gnocchi di patate (o anche Chicche della Nonna) - 50 g di burro - tre cucchiaini di curry - quattro cucchiai di prezzemolo fresco tritato - sale
Portare ad ebollizione abbondante acqua, salare. In una zuppiera mettere il burro tagliato a tocchetti piccoli, spolverare con il curry e il prezzemolo, salare leggermente. Quando i gnocchi cominciano a venire a galla tirarli via con la schiumarola e metterli nella zuppiera, al principio scolare bene poi lasciare che un po' di acqua di cottura transiti nella zuppiera. Mescolare bene. Nella mia idea di ricetta, gli gnocchetti dovrebbero profumare di curry e sapere di prezzemolo, ma se preferite il contrario ben venga.
per quattro persone
lunedì 16 settembre 2013
sabato 14 settembre 2013
PROBLEMA TECNICO
Mi si è rotto il cavetto per scaricare le foto dalla macchina fotografica, quindi per questa settimana (e forse un po' di più) non ci saranno fotografie dei piatti o del cibo nel blog. Ovviamente ci saranno racconti e ricette, magari con immagini non perfettamente correlate.
VI CHIEDO SCUSA, GRAZIE PER LA COMPRENSIONE
e vi lascio con una foto per farvi sognare.
venerdì 13 settembre 2013
PETTO DI POLLO IN COTTURA QUASI SOTTOVUOTO CON BURRO ALL'ERBA LUISA
Questa settimana nessun tema accompagnerà il racconto, saranno ricette prese qua e là tanto per gustare nuovi piatti.
E' molto di moda la cottura sottovuoto, ho trovato questo metodo casalingo su una rivista francese. Si può ricreare questo sistema di cottura con i sacchetti per congelare. Semplicemente. I petti di pollo così cucinati risultano succulenti, saporiti e molto profumati.
un petto di pollo tagliato in due fette ad 150 g, un centimetro di spessore - mezzo limone - 50 g di burro - due rametti piccoli di erba Luisa
per cucinare: tre sacchetti per congelazione - una grande ciotola di metallo o plastica, profonda più che larga - un litro/due di acqua
Mettere i petti di pollo, salati leggerissimamente, in due sacchetti diversi, premere bene per togliere tutta l'aria e poi chiudere con il laccetto incluso nella confezione. In un terzo sacchetto mettere il burro con i rametti di erba Luisa tritata, il succo del limone, sale pepe, togliere l'aria e chiudere come i sacchetti precedenti. Portare ad ebollizione un paio di litri di acqua. Mettere i tre sacchetti nel contenitore con la parte chiusa dal laccetto verso l'alto, versare l'acqua fino a coprire i petti di pollo, la quantità dipende dalla profondità del contenitore. Lasciar cuocere per sei/sette minuti, buttare l'acqua. Aprire il sacchetto con i petti pollo, metterli sul piatto di portata dopo averli asciugati con carta assorbente e irrorare con il burro sciolto che si trova nell'altro sacchetto.
per due persone
E' molto di moda la cottura sottovuoto, ho trovato questo metodo casalingo su una rivista francese. Si può ricreare questo sistema di cottura con i sacchetti per congelare. Semplicemente. I petti di pollo così cucinati risultano succulenti, saporiti e molto profumati.
un petto di pollo tagliato in due fette ad 150 g, un centimetro di spessore - mezzo limone - 50 g di burro - due rametti piccoli di erba Luisa
per cucinare: tre sacchetti per congelazione - una grande ciotola di metallo o plastica, profonda più che larga - un litro/due di acqua
Mettere i petti di pollo, salati leggerissimamente, in due sacchetti diversi, premere bene per togliere tutta l'aria e poi chiudere con il laccetto incluso nella confezione. In un terzo sacchetto mettere il burro con i rametti di erba Luisa tritata, il succo del limone, sale pepe, togliere l'aria e chiudere come i sacchetti precedenti. Portare ad ebollizione un paio di litri di acqua. Mettere i tre sacchetti nel contenitore con la parte chiusa dal laccetto verso l'alto, versare l'acqua fino a coprire i petti di pollo, la quantità dipende dalla profondità del contenitore. Lasciar cuocere per sei/sette minuti, buttare l'acqua. Aprire il sacchetto con i petti pollo, metterli sul piatto di portata dopo averli asciugati con carta assorbente e irrorare con il burro sciolto che si trova nell'altro sacchetto.
per due persone
mercoledì 11 settembre 2013
NEW YORK, LA LIBERTA' OLTRE IL SILENZIO
La Freedom Tower
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Quella mattina di settembre ero a San Paolo del Brasile, mi sono svegliata molto presto perché dovevo andare all'ambulatorio dell'aeroporto di Congonhas per farmi inoculare il vaccino contro la frebbre gialla. Inusuale andare in un aeroporto per un vaccino, di solito si va in ospedale. Un luogo profetico. Sono arrivata e la coda per accedere allo studio medico era piuttosto lunga. Alla fine sono uscita con il mio certificato, ero vaccinata contro la febbre gialla per dieci anni. Sul timbro la data del giorno, 11 settembre 2001. Sono entrata che la febbre gialla poteva devastarmi e il mondo aveva un aspetto, sono uscita immune e il mondo era cambiato. Quando sono salita sul taxi il primo aereo si era schiantato sulla prima torre già da un po', il taxista mi aveva ragguagliata quando gli avevo chiesto cosa stesse succedendo. Raccontava di un aereo che era entrato dentro ad una delle Twin Towers, come un coltello caldo dentro ad un panetto di burro. Io ero scettica, mi sembrava storia alla Orson Wells, quella di quando ha annunciato lo sbarco dei marziani negli Stati Uniti. Poi, mentre l'auto procedeva nel traffico ho scoperto che la realtà può essere più irreale della fantasia. Eppure così reale. Mentre il taxista riassumeva l'accaduto il secondo aereo aveva effettuato la sua macabra manovra, lasciandoci attoniti. Lo speaker alla radio era agitato, probabilmente seguiva le immagini su uno schermo televisivo e accavallava le notizie in una cacofonia di parole inutili. Attraversare San Paolo nel suo traffico lento, caotico, disordinato, è un'esperienza mistica, un atto di pazienza. Quella mattina era ancora più caotico e disordinato del solito, ma non ce ne siamo accorti. Entrambi ascoltavamo le notizie senza fiatare, persi nelle parole che si accavallavano concitate. Ad un certo punto un urlo, terribile. Era semplicemente un no, ma che aveva poco di umano e ci ha fatto accapponare la pelle. La prima torre aveva cominciato a disintegrarsi, sotto il calore delle fiamme e dalla potenza delle esplosioni, la struttura aveva ceduto. Quando sono scesa la seconda torre era ancora in piedi. Il tempo di arrivare in casa e accendere il televisore, bastava premere un tasto qualsiasi e l'orrore era in onda. In quello stesso istante la seconda torre si ripiegava su se stessa e lasciava un cumulo di polvere e detriti. Un cumulo di polvere e detriti che al suo interno racchiudeva vite umane. Il resto del giorno l'ho trascorso insieme alle mie amiche, davanti al televisore assistendo alla proiezione del disastro in un infinita replica, un loop continuo che, nella sue ripetizioni, non ha reso meno orribile quello che era accaduto la mattina. Le torri sono risorte e crollate centinaia di volte nel corso della giornata e ogni volta il fiato rimaneva sospeso mentre la prima cadeva, ci sorprendevamo a pensare che forse non era vero. Irrazionalmente abbiamo sperato che la seconda restasse in piedi. Sono seguite immagini di polvere, cenere, panico, dolore, funerali.
L'anno dopo ero davanti alla voragine, enorme. Ero davanti alla croce di ferro che era stata trovata durante gli scavi di bonifica dell'area. La croce non era opera dell'uomo, era una pezzo di struttura che forse non per caso si era rotta e si era presentata ai soccorritori nel momento più basso della loro ricerca, nel momento più drammatico e difficile.
Più di undici anni dopo i fatti, una mattina di primavera inoltrata eravamo a New York e per una serie di felici coincidenze siamo stati invitati a visitare il cantiere della Freedom Tower. Quel giorno, una data simbolica per noi italiani, che per una fortuita concomitanza ha nella sua definizione la parola che dà il nome alla torre dove ci trovavamo, Libertà. Una serie di concidenze mi ha guidata in questi anni, il vaccino in un aeroporto, l'essere a New York poco dopo il ritrovamento della croce, e trovarmi ancora in città nel giorno intitolato alla libertà in Italia. Il nuovo grattacielo, alto 1776 piedi, che sta per essere ultimato dove sorgevano le Twin Towers era davanti a noi, maestoso. Quella mattina siamo stati ospiti del direttore dei lavori, lo stesso uomo che ha diretto il lavoro di bonifica, lo stesso che era a poche centinaia di metri dalle Torri quando il primo aereo è entrato nella prima torre. Quel giorno di settembre era ad un appuntamento di lavoro, non sapeva che avrebbe diretto il lavori di qualcosa che era in piedi, discuteva di altro, quando ha sentito un botto, un terremoto. E' la stessa persona che è stata chiamata dagli operai al ritrovamento della croce. Ci ha raccontato cosa era successo, come era successo. Stavano rimuovendo la terra, con attenzione, alla ricerca di ogni brandello di ricordo, di un segnale, di qualcosa, nel fetore delle settimane successive al disastro. La televisione non ha mai trasmesso l'odore del fuoco che brucia la struttura, delle esplosioni, la puzza di cenere, il tanfo di morte di quel giorno. Fortunatamente non è mai stata in grado di mandare in onda quello che i lavoratori, la gente, tutti sentivano intorno a Ground Zero. Loro, gli operai, il direttore sentivano, il tanfo era parte di loro. E piangevano. Ad ogni badile infilato a terra, a ogni centimetro setacciato, a ogni scampolo di metallo, piangevano. Ogni tanto smettevano. Quel giorno hanno chiamato il direttore dei lavori "venga a vedere cosa abbiamo trovato". In fondo ad un buco, il cielo nuvoloso sopra, la terra, la polvere, la cenere, l'odore intorno, c'era una croce. Nell'istante in cui il capo è arrivato, dal cielo è uscita una lama di luce. La croce era illuminata da un raggio di sole, debole ma potente. Lentamente l'hanno estratta, ha resististo, ma poi è stata esposta in cima al cantiere, là dove più o meno qualche tempo prima c'erano stati gli ingressi delle torri. Il direttore ci ha detto che raramente raccontava questi episodi. L'emozione del privilegio della sua confidenza ci ha resi orgogliosi. Mentre raccontava la quotidianità e l'eccezionalità del suo cantiere della Freedom Tower, più vicini al cielo che alla terra, sotto di noi il Memorial delle Twin Towers. C'era silenzio. Come quel giorno di settembre. Intorno a noi i lavori, gli operai che andavano e venivano, il cemento nudo, i vetri appena messi ancora sporchi, eppure c'era silenzio. L'uomo che avevamo davanti aveva visto questi luoghi prima che i mondo cambiasse. Dopo che il mondo era cambiato. Aveva toccato con le mani quello che era stato il più grande dolore dell'America, ogni giorno, per quasi dodici anni. Era lì e raccontava, condivideva con noi quell'esperienza. Storie bellissime e terribili. Dopo, ci ha portato sul tetto, a 1776 piedi da terra, un luogo dove pochi metteranno piede dopo l'inaugurazione. E poi ancora più su, sulla piattaforma che una settimana dopo sarebbe servita a fissare l'apice della torre, l'antenna radio, insomma il culmine contrario alla voragine dell'undici settembre. Un luogo, la piattaforma, che non esiste già più, rimosso dopo aver fatto il suo uso. Sotto di noi New York, gli elicotteri che sfrecciano ogni giorno sull'isola, più avanti Ellis Island, i grattacieli, il ponte di Brooklin, quello di Verrazzano, case a perdita d'occhio fino ai quartieri più lontani, fino alle altre isole, alla terra ferma, all'oceano. Noi eravamo lì, a sovrastare quella che era stata una voragine enorme, una voragine che ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo, il nostro modo di viaggiare, le nostre piccole, insignificanti abitudini. Da lì sembrava tutto più pulito, silenzioso, da lì nessun rumore solo il vento fresco che ci accarezzava la faccia. La giornata era bellissima, il cielo terso. Il direttore dei lavori ha detto guardando più sotto "Sono felice, tra poco la inauguriamo. Siamo sopra qualcosa che non dimenticheremo mai". Gli abbiamo sorriso. Dopo una lunga pausa ha mormorato, con un filo di voce molto poco consono ad un uomo della sua stazza, "Anche da qui, oggi, continuo a sentire l'odore."
Il Cantiere dal Centociquesimo Piano
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Il Memoriale dell'Undici Settembre
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New York dal Tetto della Freedom Tower
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La Statua della Libertà dal Tetto Freedom Tower
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venerdì 6 settembre 2013
GLASSA PER ANATRA ALLA GRIGLIA
Mescolare insieme il succo di mezza arancia, mezzo cucchiaino di sale e un po' di pepe, sbattere bene finché il sale non è sciolto. Aggiungere un cucchiaio di miele (come sapete la mia ossessione è quello di lavanda), quattro cucchiai di olio ed emulsionare. Aggiungere la scorzetta grattugiata di un quarto di arancia e dell'erba cipollina tritata. Emulsionare bene e spennellare sul petto d'anatra cinque minuti prima di togliere dal fuoco. Servire insieme all'anatra, ogni commensale aggiungerà la salsina a proprio piacimento sul petto d'anatra.
giovedì 5 settembre 2013
PETTO D'ANATRA ALLA GRIGLIA - ISTRUZIONI DI COTTURA
Ultimi sprazzi d'estate, ultime grigliate. Ci sono i funghi, i fichi e l'uva, e si ha voglia di cose un po' più corpose. Ecco come fare il petto d'anatra alla griglia, con tutti i trucchetti del caso. Domani la glassa per finire la cottura e per servire questa delizia.
due petti d'anatra da mezzo chilo ciascuno, con la pelle e senza nessun tipo di incisione dalla parte del grasso - sale - pepe - carbonella
Preparare la carbonella come al solito, quando è ancora bella forte mettere il petto d'anatra dal lato della pelle con la griglia a metà altezza. Vedrete che non appena il grasso comincia a sciogliersi si formeranno delle fiamme, tenere dell'acqua a portata di mano e spruzzare le braci per attenuarle. Fare quest'ultima operazione durante tutta la cottura se fosse necessario. Ci sarà parecchio fumo, non vi preoccupate: è normale. Tenere sul fuoco cinque minuti, quindi girare dal lato della carne per un minuto, salare pepare e girare di nuovo, tenere sul fuoco dal lato della pelle per altri cinque minuti. Girare dal lato della carne, salare e pepare. Cuocere ancora cinque minuti. A questo punto controllare la cottura praticando un taglietto nella carne, se è ancora troppo al sangue proseguire la cottura per altri cinque minuti al massimo. Comunque, negli ultimi minuti di cottura spennellare la glassa sul lato della carne e terminare la cottura.
I tempi sono indicativi, dipende sempre dal calore delle braci, dalla vicinanza, e dallo spessore della carne.
per quattro/sei persone
domenica 1 settembre 2013
(FRENCH) TOAST CON CREMA AL MASCARPONE E MORE
Questa è una versione dei famosi French Toast che ho trovato su una rivista americana e che ho fatto mia, rivedendo alcuni dettagli. E' un modo fantastico di riciclare pane vecchio soprattutto Pan Brioche, Kranz, Panettone, Pandoro, e tutti quei dolci lievitati un po'... panosi. La condizione per questo dolce è senz'altro un pane dolce, non vale il pane che mangiamo a tavola. Il Mascarpone è un classico della nostra tavola molto amato negli USA, e le more danno un delizioso, anche al palato, tocco di blu che giustifica il tema della settimana.
otto fette di pan brioche - mezzo chilo circa di more - due uova - 125 ml di latte - un pizzico abbondante di sale - burro
per la crema: 125 g di mascarpone - un cucchiaio di zucchero - un cucchiaino di succo di limone - mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
per lo sciroppo: 125 ml di sciroppo d'acero di buona qualità - un cucchiaino di acqua di fiori d'arancio - qualche goccia di estratto di vaniglia
Lavare e pulire le more. Asciugarle. Tenere da parte.
per lo sciroppo: scaldare lo sciroppo d'acero sul fuoco bassissimo, unire l'acqua di fiori d'arancio e la vaniglia, mescolare bene.
Per la crema mescolare tutti gli ingredienti, spalmare sulle fette di brioche e coprire con le altre per ottenere quattro toast. Lavorare le uova con il latte e il sale, metterli in una teglia o un piatto fondo immergere i toast per qualche secondo, girare e ripetere. Far scolare bene l'eccesso di pastella e mettere in una padella dove si è fatto sciogliere un po' di burro. Cuocere per tre minuti per lato. Servire subito nei piatti individuali con lo sciroppo e le more.
per quattro persone
otto fette di pan brioche - mezzo chilo circa di more - due uova - 125 ml di latte - un pizzico abbondante di sale - burro
per la crema: 125 g di mascarpone - un cucchiaio di zucchero - un cucchiaino di succo di limone - mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
per lo sciroppo: 125 ml di sciroppo d'acero di buona qualità - un cucchiaino di acqua di fiori d'arancio - qualche goccia di estratto di vaniglia
Lavare e pulire le more. Asciugarle. Tenere da parte.
per lo sciroppo: scaldare lo sciroppo d'acero sul fuoco bassissimo, unire l'acqua di fiori d'arancio e la vaniglia, mescolare bene.
Per la crema mescolare tutti gli ingredienti, spalmare sulle fette di brioche e coprire con le altre per ottenere quattro toast. Lavorare le uova con il latte e il sale, metterli in una teglia o un piatto fondo immergere i toast per qualche secondo, girare e ripetere. Far scolare bene l'eccesso di pastella e mettere in una padella dove si è fatto sciogliere un po' di burro. Cuocere per tre minuti per lato. Servire subito nei piatti individuali con lo sciroppo e le more.
per quattro persone
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