martedì 30 luglio 2013

INSALATA DI AVOCADO, PISELLI E MENTA

E' il periodo delle ricette non mie, questa è Nigella Lawson. Già proprio lei, quella Nigella. Mi piaciono tantissimo, l'autrice e la ricetta, perché adoro l'avocado, la menta e i piselli freschi e lei perché è bella, intelligente e parecchio in gamba. Questa ricetta si può fare anche coi piselli congelati, attenti a non cuocerli troppo però. Lasciate perdere le istruzioni sulla confezione, fate così: non appena l'acqua riprende il bollore contare tre minuti. Scolare, passare sotto l'acqua gelata.

400 g di piselli freschi - un grosso avocado - un cespo di insalata belga - 100 g di insalatine verdi miste - cinque cucchiai di olio - un cucchiaio di aceto bianco - un pizzico di zucchero - una ventina di foglie di menta - sale pepe- 

Mescolare in una ciotola l'olio, l'aceto bianco, il pizzico di zucchero e 5 o sei foglie di menta tritate grossolanamente. Cuocere i piselli in acqua bollente salata, scolare molto al dente e versare nella ciotola con il condimento e far insaporire per almeno un’ora. Poco prima di servire unire le insalatine verdi miste, le foglie di insalata belga e un grosso avocado sbucciato e tagliato a tocchetti. Insaporire con qualche foglia di menta, mescolare e servire. 
per sei persone

lunedì 29 luglio 2013

CHIUSO PER FERIE

Vado in vacanza per qualche tempo, non vi lascio orfani di ricette. Ogni tanto a sorpresa comparirà una ricettina estiva e adatta alle serate in giardino. 

A PRESTO!

sabato 27 luglio 2013

PANNA COTTA ALL'AMARETTO CON ALBICOCCHE SALTATE


2 fogli di gelatina – 50 ml di amaretto – 500 ml di panna (o metà latte metà panna) – 2 cucchiai di zucchero - tre o quattro albicocche - 20 grammi di burro - un cucchiaio abbondante di zucchero 


Immergere i fogli di gelatina in acqua fredda per dieci minuti. Far bollire l’amaretto in una casseruola a fondo spesso, lasciar ridurre di metà (10 min). Unire la panna e lo zucchero e portare ad ebollizione. Fuori dal fuoco aggiungere la gelatina strizzata mescolando bene con la frusta. Mettere negli stampini. Far rapprendere per almeno tre ore. Per le albicocche: tagliarle in quartini, saltarle in una padella con il burro e lo zucchero finché non sono leggermente morbide e profumano. Far raffreddare e servire con la panna cotta. 
per sei persone

venerdì 26 luglio 2013

ORATA ARROSTO CON LIMONI E FINOCCHIETTO


Semplice, lineare, facilissimo, come una serata estiva con gli amici. Una ricetta che mi ha dato una signora i primi tempi che vivevo da sola. Di nuovo la propongo così come mi è stata data, senza modifiche, senza accorgimenti. Il peso dell'orata lo decidete voi, ma deve essere piuttosto grossa. Ovviamente potete cucinarne una piccola, per due persone, attenti che cambiano i tempi di cottura!

un'orata grande pulita – qualche rametto di finocchio selvatico – qualche rametto di timo – tre limoni – olio sale pepe

Tagliare il limoni a rondelle. Mettere il pesce sulla placca del forno coperata da carta forno, mettere i rametti di finocchio e di timo, e le rondelle di limone dentro e sopra il pesce. Irrorare d’olio e salare pepare. Cuocere in forno a 200 per 20/30 minuti abbassare a 180 e continuare per altri 10 minuti. Servire con una fatta con pomodori crudi tagliati a dadini, profumata con basilico e pinoli, sale pepe e un goccio d'olio. salsa di pomodoro crudo.
per sei persone 

giovedì 25 luglio 2013

CALAMARETTI AL LIMONE E PROSCIUTTO CRUDO

Una ricetta con un coté un po' francese, giusto quel tanto per sembrare internazionali. Perfetta per una cena tra amici accompagnata da un misto di riso bianco e selvaggio bolliti e conditi solo con un filo d'olio, un piatto unico di sicuro successo.

500 g di novellame di calamari (calamaretti) lavati e puliti quattro scalogni – cinque fette di prosciutto crudo non troppo salato – uno spicchio d’aglio – sei pomodori – una stecca di cannella – un pizzico cumino - una grattata di noce moscata - 50 ml di vino bianco "tagliato" con 50 ml di acqua – 80 g di burro – un mazzetto di cerfoglio – due cucchiai di olio d’oliva – la scorza di mezzo limone – il succo di mezzo limone

Pulire e tritare lo scalogno. Pulire l’aglio. Tagliare il prosciutto crudo finemente. Togliere i semi ai pomodiri e tagliarli a dadini. Pulire e tritare il cerfoglio. In una casseruola far sudare lo scalogno per 5 min. con un cucchiaio di olio, unire il prosciutto, l’aglio, i pomodori, la cannella, e il vino bianco. Cuocere per quaranta minuti a fuoco molto dolce. Togliere l’aglio, la cannella, unire il burro e il cerfoglio. Far scaldare il resto dell’olio in un'altra padella. Salare e pepare i calamaretti e cuocerli per un minuto, terminare con il succo di limone e la scorza grattugiata. Sul piatto di portata disporre il sugo e sopra unire i calamaretti e servire. 
per quattro persone


P.S. Il cerfoglio è un'erba che assomiglia al prezzemolo e al coriandolo con le foglie ancor più delicate di quest'ultimo, profuma di anice, è molto usato nella cucina francese. Nel caso non lo trovaste usate il dragoncello in minore quantità, che ne ricorda vagamente l'aroma, oppure sostituitelo col prezzemolo e unite al vino bianco un cucchiaio di Pastis.  

mercoledì 24 luglio 2013

TARTARE DI RANA PESCATRICE (CODA DI ROSPO) CON VERDURE AL CURRY

Il mare sarà il protagonista assoluto questa settimana. Presento una ricetta non mia, nel post scritto rivelo la fonte. Mi è piaciuta subito, mi piace e mi piacerà sempre, è fresca, saporita e sfiziosa. La scrivo esattamente come è presentata nel libro in cui l'ho letta. Non aggiungo né una virgola, né un ingrediente, è perfetta così. Brava l'autrice. 


Pulite un gambo di sedano, una carota e due zucchine, tagliateli a pezzettini, saltateli in un filo d'olio extra vergine d'oliva in una padella con uno scalogno tritato, mezzo cucchiaino di curry, sale pepe e lasciateli raffreddare. Con un coltello ben affilato tritate finemente 500 g di filetti di coda di rospo, sistemateli a cupola su un piatto, irrorateli con succo di lime (o limone) e lasciateli riposare per qualche minuto, poi conditeli con un filo d'olio extra vergine di oliva, salateli, pepateli e completateli tutto intorno con le verdure al curry.

Tratto da "IL LIBRO DEL PESCE" Donatella Nicolò ed Ponte alle Grazie collana Il lettore goloso.

martedì 23 luglio 2013

IL MORTO


Sono nell’acqua, immobile, gli occhi chiusi, le gambe leggermente divaricate, le braccia aperte a croce, i capelli che si muovono come alghe con dolcezza ed eleganza. Non ci sono onde, nelle orecchie sento friggere il plancton, il suo modo di esprimersi, minuscoli esseri che non appaiono mai, solo di notte si illuminano di luce fosforescente, ma solo se scuoti l’acqua con le braccia. Apro gli occhi, li socchiudo in verità, guardo attraverso le ciglia umide, il cielo è perfettamente azzurro, non una nuvola, non una bava di umidità a rovinare la perfetta armonia col mare. L’acqua è fresca in superficie, più fredda se lascio cadere un braccio o una gamba verso la profondità. Starei così delle ore, cullata dall’acqua, lo sfrigolio nelle orecchie, gli occhi socchiusi. Un rumore, ondine leggere che mi accarezzano la pelle, giro la testa verso destra. Un nuotatore, in perfetto stile, libero e leggero, solca l’acqua con potenti bracciate, muove giusto l’acqua necessaria a spostare il suo corpo, appena è passato il mare torna piatto. E’ così che deve essere, è così che si nuota. Sono rilassata, non penso a nulla. Mi lascio cullare. Un istante perfetto. A riva gli scogli coperti di alghe sono affollati di bagnanti accaldati. Se alzo la testa fuori dall’acqua posso sentire le loro voci, percepire le loro risate. Ma ho la testa immersa nel silenzio della profondità, unico rumore lo sciabordio dell’acqua contro il mio corpo, e, ancora, sì, lo sfrigolio, dolce, cullante, musicale. Respiro lentamente. Riempio i polmoni col naso, e li svuoto allo stesso modo. Mentre espiro, il mio corpo scende un po’ di più verso il fondale, mentre inspiro, mi riempio d’aria, mi gonfio, e salgo su verso il blu del cielo. Io, il mare e il cielo. Un brivido di freddo, è troppo tempo che sono in acqua, devo tornare a riva. Lascio cadere le gambe, faccio in modo che vadano in verticale verso il fondo, chiudo piano le braccia, con un rumore di risucchio riemergo dal torpore. Muovo le gambe, agito le braccia, mi tengo a galla. Mi guardo intorno. Smetto di essere acqua che galleggia sull’acqua, torno ad essere un umano nel mare, ho un peso, la gravità mi attrae anche se un corpo immerso nell’acqua galleggia, riceve una spinta verso l’alto pari al peso del suo corpo. Sì, forse, non lo so. Archimede non lo ricordo mai, e francamente non mi interessa. Diciamo che la mia teoria è molto più grezza e pratica, di solito quando un corpo è immerso nell’acqua suona il telefono. Qui è impossibile, e ci mancherebbe. Guardo il paesaggio, la montagna coperta di alberi verdi, sempre più radi mentre ci si avvicina al paese, le ville col giardino, le case dell’ottocento, quelle degli anni trenta, quelle degli anni sessanta. E quelle dei settanta, che mia nonna detestava. Le vecchie case dei pescatori, il campanile della chiesa. Se vedo il paese e il campanile sono veramente al largo, ho passato la punta che protegge la spiaggia di rocce, sono andata oltre la boa. La corrente mi ha trascinata lì, ho viaggiato restando immobile. Il mio corpo si fa tavola, i piedi cominciano a battere ritmicamente, le braccia diventano remi. Una, due, tre, quattro bracciate, respiro, una, due, tre quattro bracciate, respiro. Tengo il ritmo, nuoto piano. La distanza è lunga. Finalmente è arrivata l’estate.