Sono i biscottini che si trovano in tutte le spiagge brasiliane, soprattutto a Rio. Come ho detto nel racconto passano in spiaggia con un palo nel quale sono infilazati i sacchetti bianchi e blu dei Biscoito Globo. Diciamo che sono biscotti per tutte le stagioni, infatti vanno bene con il caffè, con la birra, con la Caipirinha, il succo di frutta. Non sono né dolci né salati, sono semplicemente le bolachas o biscoitos de polvilho. Ecco la ricetta. Esiste una diatriba se sia meglio usare il polvlho doce o azedo (fecola di manioca dolce o acida), io preferisco la versione acida. E' la stessa farina che si usa per il pao (uffa! non riesco a mettere il vermicello sopra la o) de queijo.
un chilo di polvilho azedo - mezzo litro di latte - 250 ml di olio di arachide - due uova intere - un cucchiaino di sale
Sciogliere bene la fecola metà del latte e il cucchiaino di sale. Scaldare l'altra metà del latte insieme all'olio e unirli alla pasta ottenuta con il latte e la fecola. Far raffreddare ed unire le due uova. Impastare il tutto aggiungendo acqua a poco a poco, la pasta deve essere molle ma non troppo (in modo che possa essere messa dentro un sac à poche senza "spatasciarsi" sulla placca del forno, d'accordo spatasciarsi è milanese ma ci siamo capito non deve essere troppo liquida insomma). Riverstire la placca del forno con carta e formare dei bastonicini tipo savoiardi oppure degli anelli con la pasta. Cuocere in forno a 180 gradi finché non sono belli gonfi, poi abbassare a cinquanta e far "seccare" come se fossero meringhe.
P.S. Se il composto apparisse troppo liquido potete rimediare aggiungendo un po' di farina 00. Le prime volte sarà un po' complicato trovare la giusta consistenza della pasta cruda, ma alla fine riuscirete a sfangarla non vi preoccupate.
sabato 17 agosto 2013
venerdì 16 agosto 2013
TACOS DI PESCE (SALMONE) CON AVOCADO
I tacos potrebbero essere tranquillamente mangiati in spiaggia, se esistesse il venditore di tacos sulle nostre spiagge. Una ricetta Tex-Mex, quella cucina tipica del confine americano col messico, che prende un po' di entrambe le cucine, e che passa per messicana dalle nostre parti. Ci piace mangiarla nei ristoranti che noi pensiamo messicani, in realtà stiamo mangiando americano che ci crediate o no. Molti dei piatti proposti in qeusti ristoranti non esistono in Messico, o sono decisamente diversi. Mangiate questi tacos in giardino, in una bella serata con amici, facendoli precedere e accompagnare da una bel Margarita (ricetta nel blog) a cui avrete aggiunto della puré di fragole.
450 g di salmone in filetto - otto tortillas di granoturco (vanno bene anche quelle di farina in mancanza) - un mazzetto piccolo di ravanelli - un avocado appena, appena maturo- un peperoncino fresco affettato (sceglietelo poco piccante) - mezza cipolla rossa - tre cucchiai di coriandolo tritato - tre cucchiai di succo di limone - olio sale pepe
Tagliare l'avocado e fare dei cubetti piccoli, metterli in una grande ciotola. Unire la cipolla, il peperoncino, il succo di limone, un cucchiaio di olio, sale pepe. Mescolare e far riposare in frigo fino al momento di servire.
Con un pennello spennellare di olio il salmone, salare e pepare a piacere e cuocere su una griglia casalinga o sulla carbonella, circa cinque minuti per lato, variare il tempo di cottura secondo lo spessore del salmone, importante è non cuocerlo troppo. Trasferire su un piatto e coprire con un foglio di alluminio. Mettere le tortillas in altra carta d'alluminio e farle scaldare nel forno finché non sono morbide. Sfaldare il salmone con una forchetta e riempire le tortillas con il pesce. Coprire con la salsa di avocado e i ravanelli tagliati finissimi. Piegare a metà. Servire subito.
per quattro persone
450 g di salmone in filetto - otto tortillas di granoturco (vanno bene anche quelle di farina in mancanza) - un mazzetto piccolo di ravanelli - un avocado appena, appena maturo- un peperoncino fresco affettato (sceglietelo poco piccante) - mezza cipolla rossa - tre cucchiai di coriandolo tritato - tre cucchiai di succo di limone - olio sale pepe
Tagliare l'avocado e fare dei cubetti piccoli, metterli in una grande ciotola. Unire la cipolla, il peperoncino, il succo di limone, un cucchiaio di olio, sale pepe. Mescolare e far riposare in frigo fino al momento di servire.
Con un pennello spennellare di olio il salmone, salare e pepare a piacere e cuocere su una griglia casalinga o sulla carbonella, circa cinque minuti per lato, variare il tempo di cottura secondo lo spessore del salmone, importante è non cuocerlo troppo. Trasferire su un piatto e coprire con un foglio di alluminio. Mettere le tortillas in altra carta d'alluminio e farle scaldare nel forno finché non sono morbide. Sfaldare il salmone con una forchetta e riempire le tortillas con il pesce. Coprire con la salsa di avocado e i ravanelli tagliati finissimi. Piegare a metà. Servire subito.
per quattro persone
giovedì 15 agosto 2013
SPIEDINO DI POLLO CON SEMI DI FINOCCHIO E LIMONE
Ci vorrebbe la ricetta della gratella, ma in realtà è semplice formaggio alla griglia e niente più. Meglio questa degli spiedini di pollo coi semi di finocchio, almeno la grigliata di ferragosto avrà un nuovo sapore.
un chilo di petto o coscia di pollo tagliato a tocchetti di un paio di centrimetri per lato - due limoni - un cucchiaio di semi di finocchio - 60 ml di succo di limone - a scorza grattugiata di due limoni - tre cucchiai di miele - 50 ml di olio evo - sale pepe
Tostare i semi di finocchio a secco in una padellina, mescolare in continuazione, quando sprigioneranno tutto il loro aroma togliere dal fuoco (ci vorranno dai tre ai cinque minuti). Far raffreddare. Ridurli in polvere grossolana con un macinino o in un mortaio. Mettere in una grande ciotola e aggiungere il succo la scorza di limone grattugiata, il miele, il succo di limone, l'olio, il sale e il pepe. Unire i bocconcini di pollo e lasciar marinare almeno quattro ore, di più se fosse possibile. L'ideale sarebbe una notte intera.
Affettare i limoni in fette non troppo sottili e tagliarle a mezzaluna. Alternare un bocconcino o due di pollo con le fette di limone infilzate e piegate a metà. Si possono cuocere sulla griglia di carbonella oppure su quella elettrica. Il tempo di cottura varia secondo la scelta della parte, girando sovente lo spiedino, diciamo intorno ai 10 minuti in totale per la coscia e 8 per il petto. Lasciar riposare cinque minuti prima di servire con della verdure alla griglia, un'insalata o patate saltate con aglio e prezzemolo.
per sei persone
un chilo di petto o coscia di pollo tagliato a tocchetti di un paio di centrimetri per lato - due limoni - un cucchiaio di semi di finocchio - 60 ml di succo di limone - a scorza grattugiata di due limoni - tre cucchiai di miele - 50 ml di olio evo - sale pepe
Tostare i semi di finocchio a secco in una padellina, mescolare in continuazione, quando sprigioneranno tutto il loro aroma togliere dal fuoco (ci vorranno dai tre ai cinque minuti). Far raffreddare. Ridurli in polvere grossolana con un macinino o in un mortaio. Mettere in una grande ciotola e aggiungere il succo la scorza di limone grattugiata, il miele, il succo di limone, l'olio, il sale e il pepe. Unire i bocconcini di pollo e lasciar marinare almeno quattro ore, di più se fosse possibile. L'ideale sarebbe una notte intera.
Affettare i limoni in fette non troppo sottili e tagliarle a mezzaluna. Alternare un bocconcino o due di pollo con le fette di limone infilzate e piegate a metà. Si possono cuocere sulla griglia di carbonella oppure su quella elettrica. Il tempo di cottura varia secondo la scelta della parte, girando sovente lo spiedino, diciamo intorno ai 10 minuti in totale per la coscia e 8 per il petto. Lasciar riposare cinque minuti prima di servire con della verdure alla griglia, un'insalata o patate saltate con aglio e prezzemolo.
per sei persone
mercoledì 14 agosto 2013
MON CEVICHE A MOI, VALE A DIRE LA MIA VERSIONE
| Qui sopra il famoso taccuino con la ricetta, è vero ho una grafia a zampe di gallina. |
La mia spacciatrice di ricetta serviva il Ceviche su un bel piatto di portata, al centro il pesce marinato, intorno patate dolci bollite e fette di mais cotto alla brace. I miei appunti sono ancora lì dicevo, anche se negli anni ho fatto aggiunte e modifiche, ho personalizzato qualche dettaglio, come in alcune occasioni, per cambiare, aggiungere qualche grano di pepe rosa o una spruzzata di olio di oliva, ma la maggior parte delle volte riproduco quel piatto che ho mangiato in quella casa ogni volta che sono stata invitata. Qui sotto vi lascio la ricetta come è scritta sugli appunti. Fate voi, scegliete voi la quantità e rendete vostra la ricetta.
corvina/cubetti - cipolla/finissima - lime/un bel po' (lei ne ha messi cinque); peperoncino (magari rocoto, se trovi)/a fettine/poco (mica poco, se guardo lei) - coriandolo/tanto/grossolano
P.S. In effetti si può aggiungere del sedano tagliato a tocchetti fini e viene buonissimo, inoltre per sevire molti aggiungo anche della lattuga. Entrambe queste soluzioni sono originali, e certificate come tali... ovviamente sia in Cile che in Perù, ça va sans dire.
martedì 13 agosto 2013
IL VENDITORE DI FERRAGOSTO
Il
primo era un italiano secco, secco passava e diceva forte "Cocco Bello.
Coooooccccco!! Cocco Fresco! Coccccccooooo!", come quando ero bambina e
passavo parte dell’estate sul litorale romano. Il venditore di cocco di oggi, e
di ieri, attraversava la spiaggia con il suo secchio pieno d'acqua, ghiaccio,
poco ghiaccio a dir la verità, e fettine di cocco. Quello di oggi si era
inventato un vecchio mestiere e prima che a lui venisse in mente quell'urlo era
sparito dalla spiaggia da secoli. Era stato soppiantato dalle gentili
insistenze di venditori ambulanti di ogni razza e colore agghindati come alberi
di Natale sotto il peso delle borse, delle vetrinette di gioielli, dei tappeti,
di parei, oggetti vari e, sandali, straccetti, amenità, ma mai cibo. Sono
passati anni, non molti per amore della precisione, e mi piace pensare che quel
primo venditore di ritorno abbia fatto fortuna ed assunto dei dipendenti
che scatena in giro per le spiagge. Lo immagino sotto un ombrellone con una birra
gelata che controlla il traffico dei venditori, via via rimpinguando le scorte
esaurite, aggiungendo acqua fresca ai secchi, controllando che la qualità sia
quella consona al suo standard. I venditori di questi giorni sono indiani o
cingalesi, la doppia "c" della parola cocco è sparita e la voce si è
fatta più cantilenante. Nessuno urla più Cocco Bello, forse non immaginano che
per me non è estate se non sento l’urlo Cocco Bello, Cocco Fresco, invece del
sussurro a fior di labbra "Coco, tu vuo' coco?". Passano per la spiaggia con passo
felino, tra un lettino e l’altro, sussurrando la magica frasetta, e sembra che
lo spaccino questo cocco. Magari è questione di timidezza o educazione. Però è
bello lo stesso, mi diverte lo stesso, e mi fa sentire nel pieno dell'estate.
Adoro chi vende cibo sulle spiagge, non amo molto il Cocco Bello Cocco Fresco,
i miei gusti sono diversi, però mi piace vedere la gente che lo compra.
Quando
vedo passare i venditori di cocco, mi vengono in mente altri venditori, altre
spiagge, altri luoghi. Mi ricordo in Venezuela, per esempio, in quel paradiso
di spiagge bianche e acque azzurre che sono i Cayos. Isole, anse, baie di fine
sabbia corallina, tuffate nella natura, tra le mangrovie, la terraferma e il
mare, acqua salata che si mischia all'acqua dolce, mare basso, cielo infinito.
Luoghi magici che durante il fine settimana diventavano una specie di isola
infelice, senza uno spazietto per stendere l’asciugamano, senza un centimetro
di acqua disponibile, solo gente, tanta gente che brulica come una colonia di
formiche, gente che chiacchiera, mangia, beve, ride, va in barca, sorride, si
abbronza, si ubriaca. Gente rifocillata dai venditori ambulanti, mosche operose
con passo da maratoneta che sfrecciano senza posa lungo la spiaggia. La maggior
parte sono muniti di una bella borsa frigo di polistirolo espanso, di quelle da
pochi Bolivares, dentro la borsa un mondo fatto di ghiaccio e Ceviche (la
ricetta di quello di gamberi nel blog). Non dicono nulla, non sussurrano, né urlano, quando li vedi
apparire sai che sono lì per venderti pesce crudo marinato nel lime, con
fettine di cipolla, peperoncino e coriandolo. Alzi una mano e il venditore
inchioda, letteralmente, e ti prepara la tua ciotolina nello stile rustico chic dei Cayos, un poco poetico
bicchierino di plastica bianco, una forchettina e via, il pranzo è servito.
Segue, astutamente, il venditore di birre ghiacciate o, meglio ancora, secondo
le preferenze venezuelane, quello di whisky.
Adoravo
quei momenti, i ricordi idealizzati dalla patina del tempo. I miei istanti
preferiti sono quelli trascorsi a mollo nell’acqua bassa, su e giù dalla barca,
facendo finta di essere via dalla pazza folla, ma in realtà immersi in essa
come un banco di acciughe che fa il pallone. In quei posti, tra un Cayo e
l’altro, non si tocca la spiaggia, si vive sulla barca o nell’acqua bassa, che
ti arriva fino alla cintola. I venditori agiscono di conseguenza, muniti di
barchino sgangherato passano tra i natanti lussuosi o altrettanto sgangherati,
e servono le loro leccornie. Che c’è di meglio di una birra gelata bevuta a
lenti sorsi sbocconcellando un Ceviche immersi nell’acqua fino alla cintola in
mezzo a centinaia di altre persone? Forse l'istante perfetto.
Lungo
le bianche spiagge dei Cayos si vendevano anche i Polvorones, biscotti leggeri fatti con la farina di manioca
ultra raffinata, che, a onor del vero, è più facile trovare sulle autostrade a
coronamento delle infinite, e frequenti code, che regala questo paese dove la
benzina costa molto meno di un litro di acqua.
Stranamente
i Polvorones, con un altro nome, si possono trovare anche sui litorali
brasiliani, in un eterno scambio di abitudini di un continente che è enorme
eppure apparentemente simile in alcune parti del suo meridione. I Polvorones
brasiliani (nome locale: Bolacha o Biscoito de Polvilho) sfrecciano sulle spiagge,
soprattutto quelle di Rio, nella loro confezione di carta plasticata bianca e
blu (marca Biscoito Globo, rigorosamente) attaccati a lunghi pali che i
venditori in canottiera e calzoncini trasportano lungo il litorale. Uno
spettacolo nello spettacolo delle già spettacolari spiagge brasiliane. Tra le
cose che amo di più sui litorali brasiliani, siano carioca, paulista, bahiano è
la gratella. Anzi, no, la frutta. Anzi no, l'acqua di cocco. Anzi no, il mais
bollito Anzi, no, no la Caipirinha. Anzi no. D'accordo, mi piace tutto, anche i
costumi da bagno, i cappelli e i parei che non si mangiano. Diciamo che ho un
debole per i litorali paulista, carioca, fluminense, bahiano, florianense, e
uffa, sì, per il Brasile.
Cominciamo
dall'inizio: la gratella, che non è un piatto, ma una vera graticola di ferro,
di forma rettangolare, poco profonda, con carbonella rovente, si insomma un
mini barbecue, sulla quale cuociono spiedini di formaggio bianco. Un formaggio
solo un filo, forse, ma giusto un filo, plasticoso, ma quel plasticoso buonissimo. E che caspita,
ha il sapore di un vacanza sul litorale brasiliano, vuoi mettere? Con un
piccolo cenno si ferma il venditore, fornito della solita borsa frigo su una
spalla e con la gratella rovente nell’altra mano. Gelo e fuoco sullo stesso uomo. Ordini il tuo spiedino e lui
lo cuoce davanti a te, lento, paziente, rispettando i tempi di cottura per ottenere una
crosticina croccante e leggermente affumicata. L'istante perfetto?
Intorno un popolo di venditori armeggia con vari tipi di merce. C’è il simpatico venditore di frutta intera o tagliata che ti offre pezzetti succulenti e deliziosi, per uno spuntino leggero. Che dire del magnifico venditore di acqua di cocco? La Gatorade naturale che circola sulle spiagge, che volteggia nel suo stato naturale, un grande frutto verde, ripieno di bontà, appesa come al solito al palo della cuccagna. Seduto sulla sdraietta da spiaggia, sotto l'ombrellone, al riparo dal feroce sole brasiliano, il bagnante fa un cenno al venditore che arriva, stacca un frutto dal palo, prende il machete, forse un po’ più arrugginito di quanto l’avventore vorrebbe, e spunta la noce di cocco verde. Poi fa un buco, con la punta del machete, e ci infila una cannuccia. Ecco pronta un’acqua deliziosa, rinfrescante che scende nella gola e ti senti in paradiso. Poi, a richiesta il venditore spacca a metà il frutto, con il machete ovvio, ed appare l'interno del cocco verde, la noce ancora immatura, leggermente gelatinosa, bianco trasparente, che ha un leggero sapore di cocco. Il gusto si intensifica quando la noce secca.
Intorno un popolo di venditori armeggia con vari tipi di merce. C’è il simpatico venditore di frutta intera o tagliata che ti offre pezzetti succulenti e deliziosi, per uno spuntino leggero. Che dire del magnifico venditore di acqua di cocco? La Gatorade naturale che circola sulle spiagge, che volteggia nel suo stato naturale, un grande frutto verde, ripieno di bontà, appesa come al solito al palo della cuccagna. Seduto sulla sdraietta da spiaggia, sotto l'ombrellone, al riparo dal feroce sole brasiliano, il bagnante fa un cenno al venditore che arriva, stacca un frutto dal palo, prende il machete, forse un po’ più arrugginito di quanto l’avventore vorrebbe, e spunta la noce di cocco verde. Poi fa un buco, con la punta del machete, e ci infila una cannuccia. Ecco pronta un’acqua deliziosa, rinfrescante che scende nella gola e ti senti in paradiso. Poi, a richiesta il venditore spacca a metà il frutto, con il machete ovvio, ed appare l'interno del cocco verde, la noce ancora immatura, leggermente gelatinosa, bianco trasparente, che ha un leggero sapore di cocco. Il gusto si intensifica quando la noce secca.
Mi è
capitata una cosa eccezionale, una volta sola, ma magica. Il venditore stanziale. Stava accucciato sotto una
palma da cocco, il cappello abbassato, il machete lungo il fianco. Era
all’ombra. Siamo arrivati, e abbiamo visto il cartello. Agua de Coco. Ne
abbiamo chiesti due. Il venditore si è alzato, noi ci siamo guardati intorno
chiedendoci dove fosse la montagna dei cocchi da aprire. Lui con eleganza è
salito lungo il tronco della palma, a piedi nudi, senza rete, col machete sul
fianco. E’ arrivato in cima, ha preso il machete, tagliato due cocchi che ha
fatto cadere sotto l’albero all’urlo di “Chega o Coco!!!” (arriva il cocco). E’
sceso con la stessa eleganza con cui è salito. Ha aperto il cocco come al
solito. Si è seduto e ha aspettato il cliente successivo. L'istante perfetto?
Pensandoci
bene, che c'è di meglio del mais bollito rutilante di, purtroppo sì, margarina,
dei carretti fissi sul retro delle spiagge? Che c'è di meglio che
addentare una cosa che è sana e allo stesso tempo veleno. Ecchecavolo siamo in
vacanza? Beh, la Caipirinha (nel blog la ricetta) che si beve al tramonto
davanti al sole che affonda dietro la rigogliosa Mata Atlantica (litorale
paulista), quella natura impenetrabile costellata di mille sfumature di verde,
o dietro ai Morros (litorale carioca), le corone nere e verdi delle spiagge di
Rio, nell'Oceano (litorale bahiano) infinito, ondeggiante, luccicante. Ovvio,
molto meglio di tutto è la Caipirinha del tramonto. L'omino lavora con mani
sapienti e un grande pestello di legno il lime a pezzetti e lo zucchero di
canna finissimo. Spinge e spreme con un movimento rotatorio finché gli
ingredienti non sono perfettamente amalgamati e della giusta consistenza. Con
un gesto sapiente trasferisce lo sciroppo e i pezzetti di lime dentro ai
bicchieri dove c'è il ghiaccio. Termina il tutto con una bella dose di Cachaça,
di solito la più comune in Brasile, la 51, un liquido poco al di sopra
dell’alcool da trazione, dice un mio amico che preferisce Rum e Vodka dentro al
suo cocktail. Il profumo inebria le narici mentre il barista da spiaggia gira deciso
tutto quanto con uno stecchino, di quelli di legno da gelato per intenderci.
Sorride mentre porge la pozione all’ignaro avventore. Ignaro perché non sa che
la pozione è Magica, già dal primo sorso. Dopo quel primo sorso ne verranno
altri, altri, altri, perché la pozione crea dipendenza. Non tanto per l'alcool
che si mescola con l'acidulo zuccherino, si stempera col fresco del ghiaccio, quello è una normale evoluzione di un cocktail fatto bene. No, è quello
aggiunto alla bellezza della spiaggia, alla musica di qualche radiolina,
all’urlo degli ultimi venditori di gratella. Il tramonto fa il resto. L'istante
perfetto.
Coco, tu vuo' coco? Forse no, 'na biretta magari.
sabato 3 agosto 2013
COME FARE IL LATTE DI MANDORLA
Come fare il Latte di Mandorla, è uno dei grandi quesiti della vita lo so. Eccovi serviti, spero siate contenti, d'altronde ho risposto ad uno dei quesiti della vita, no?
250 g di mandorle pelate –
500 g di zucchero – 1,5 lt di acqua
Mettere nel mixer le
mandorle e zucchero e frullare aggiungendo prima metà dell’acqua e poi tutto il
resto. Prima di usare far riposare qualche ora in frigo. Dura due o tre giorni
in frigo.
per un paio di litri
venerdì 2 agosto 2013
INSALATA DI FETA, UVETTA E TIMO
Ho tratto ispirazione da una ricetta iraniana che presenta formaggio tipo feta e uvetta, un'insalata deliziosa e molto fragrante. Servitela con del Pane Arabo leggermente scaldato o del Pane Carasau, per una ricetta fusion.
150 g di feta - cinque foglie di lattuga - tre zucchine - un pugnetto di uvetta bionda o nera - quattro o cinque rametti di timo fresco - un cucchiaio di aceto di melagrana - 30 ml di olio evo - sale pepe
Tagliare le zucchine a rondelle, saltarle in padella con un filo d'olio e uno spicchio d'aglio per tre minuti. Far raffreddare. In un piatto di portata disporre l'insalata, unire la feta tagliata a cubetti, le zucchine fredde e l'uvetta ammollata in acqua tiepida. Aggiungere il timo sfogliato. Irrorare con una salsina fatta con l'aceto di melagrana, l'olio, il sale e il pepe. Servire immediatamente.
per quattro persone
150 g di feta - cinque foglie di lattuga - tre zucchine - un pugnetto di uvetta bionda o nera - quattro o cinque rametti di timo fresco - un cucchiaio di aceto di melagrana - 30 ml di olio evo - sale pepe
Tagliare le zucchine a rondelle, saltarle in padella con un filo d'olio e uno spicchio d'aglio per tre minuti. Far raffreddare. In un piatto di portata disporre l'insalata, unire la feta tagliata a cubetti, le zucchine fredde e l'uvetta ammollata in acqua tiepida. Aggiungere il timo sfogliato. Irrorare con una salsina fatta con l'aceto di melagrana, l'olio, il sale e il pepe. Servire immediatamente.
per quattro persone
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